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lunedì 13 ottobre 2014

Intervista alla #truccatrice Monica Volpato #trucco #maquillage #makeup

Monica Volpato in azione
Questa settimana mi sono divertita ad intervistare una ragazza che ha avuto il coraggio di inseguire la sua passione e piano piano si sta costruendo una carriera in un mondo, quello dei make up artist, che richiede grande professionalità, disponibilità a viaggiare, e capacità di entrare in sintonia con il tuo cliente.

Monica Volpato è stata molto disponibile e mi ha raccontato come è nata la sua carriera, le piccole strategie adottate per farsi conoscere e quali sono i prodotti che ogni ragazza dovrebbe avere nel suo piccolo beauty. 

Ciao Monica, raccontami quando è nata la tua passione per il trucco
Sono laureata in Scienze della Formazione ma ho sempre sentito forte dentro di me l’esigenza di esprimermi con il colore, anche se non riuscivo a capire bene come fare, in quanto non avevo mai fatto un percorso di studi artistici; successivamente mi è capitato di lavorare per quattro anni con i non vedenti e questo mi ha aiutato a comprendere che anche loro hanno un senso estetico uguale a chi ci vede in quanto siamo tutti immersi in un mondo visivo, e quindi mi capitava spesso quando ero in aula con loro, durante i corsi di formazione, di aiutare le ragazze a ritoccarsi il trucco, e da lì diciamo che è nata la mia passione.

Quali studi hai compiuto per diventare una make up artist?
Mi sono diplomata alla Art and Make up School di Bologna e poi ho fatto anche un corso di acconciature, però è un lavoro che si impara sul campo: la scuola ti dà una buona base ma dopo è con la pratica costante che impari.

Quali materie si insegnano?
Alla scuola di trucco abbiamo spaziato: abbiamo avuto la possibilità di studiare i vari tipi di maquillage: dal trucco correttivo a quello cinematografico, dal maquillage teatrale, al trucco televisivo, passando anche per le varie epoche storiche, in più abbiamo anche seguito delle lezioni di acconciatura e fatto dei piccoli stage sui set fotografici e dei lavori per la televisione, ad esempio per lo Zecchino d’oro.

Quali sono le differenze tra trucco teatrale, cinematografico e di moda?
Il trucco teatrale è molto più pittorico ed incisivo in quanto deve essere un trucco che si deve vedere anche ad una certa distanza, il trucco cinematografico deve essere invece il più reale e naturale possibile, il trucco fotografico e di moda deve avere zone ombra ben definite, quello televisivo è invece un po’ un misto tra il fotografico ed il correttivo.

Quale è secondo te il trucco che richiede il maggior numero di ore di pratica e l’avere acquisito già una buona tecnica?
Probabilmente il trucco correttivo, soprattutto quello da sposa, nel teatro ad esempio possono bastare cinque colori per fare già un buon make up, mentre nel trucco correttivo devi tenere conto del tipo di pelle, delle varie tipologie di viso e occhi.

Per un truccatore esiste una parte del volto più difficile da truccare?
Diciamo che dipende molto dalla morfologia della persona che devi truccare, ad esempio ti può capitare di truccare una persona che ha delle labbra molto sottili e che sarebbe bene fare sembrare leggermente più grandi, oppure ti può capitare una persona che ha delle rughe attorno agli occhi molto marcate; sostanzialmente non esiste per me una parte del volto più difficoltosa da truccare, in generale dipende dal tipo di volto che si trova sotto il mio pennello.

Come ti tieni aggiornata?
Più che altro cerco di informarmi molto leggendo dei blog dedicati alle novità in campo cosmetico, ma devo ammettere che la cosa che funziona maggiormente consiste nel chiedere consiglio a coloro che lavorano nel settore da più tempo, quindi chiedere a colleghi già affermati.

I colleghi già affermati sono quindi propensi a condividere con te quello che hanno imparato in anni di esperienza, i loro segreti? Non hai trovato alcuna resistenza?
Per mia esperienza personale devo dire che con alcune persone si è instaurato un buon rapporto e c’è realmente una buona condivisione, ovviamente dipende molto da persona a persona.

Truccare secondo te è più arte oppure più tecnica?
Creatività mista a tecnica, per quanto mi riguarda io vado molto ad intuito, quindi uso le tecniche che ho imparato ma poi mi faccio più ispirare dal mio intuito.

Quindi quanto conta in questo lavoro la creatività e la fantasia e quanto l’avere acquisito già una buona tecnica?

Pongo entrambe sullo stesso piano.

Trucco eseguito da Monica Volpato
Come hai iniziato a muovere i primi passi come professionista?
Quando ho iniziato a frequentare la Art and Make up School di Bologna io facevo un altro lavoro, lavoravo con i disabili, quindi facevo il lavoro per il quale avevo studiato e poi correvo a frequentare le lezioni di trucco, poi una volta diplomata visto il periodo economico e soprattutto le mie esigenze personali ho dovuto prendere una decisione ed incanalare le mie energie solo in un settore e ho optato per la professione di make up artist, anche se agli inizi avevo un po’ di paura nell’avere preso questa decisione che assecondava una passione nata tardivamente in età adulta. Rompere il ghiaccio è stata dura, forse perché fino ad allora ero abituata ad avere dietro le mie insegnanti.
I miei primi lavori sono stati con dei fotografi, facendo dei TF che sono dei Test Free, vale a dire delle foto fatte gratuitamente dove dalla modella al fotografo, dall’acconciatore al truccatore, tutti prestano gratuitamente la loro opera, in questo modo si creano contatti ma soprattutto hai le foto dei tuoi primi lavori e con quelle inizi a formare il tuo book professionale. Poi ho fatto i biglietti da visita, ho iniziato anche a promuovermi sui social network e piano piano mi sono fatta il mio giro, quindi adesso ho persone che mi conoscono e apprezzano ed hanno fiducia in me.

Con chi collabori?
Principalmente collaboro con case cosmetiche e con fotografi.

E’ un ambiente molto competitivo?
Parecchio, si gareggia un po’ per chi ha i prodotti migliori, la mano migliore, ma questo poi avviene in tutti in campi.

Quali sono a tuo avviso le caratteristiche che un buon truccatore deve avere per farsi apprezzare e farsi un nome nell’ambiente?
Deve essere responsabile e affidabile. E’ molto importante come ti poni, se risulti serio, in pratica più che l’effetto finale del trucco conta se trasmetti un’immagine professionale. Essendo un lavoro che viene considerato “artistico”, molti nell’ambiente si comportano da “artisti”, in questo caso io ho notato che le persone apprezzano di più la correttezza, la responsabilità, l’igiene e la tua attitudine di saperti relazionare con le persone. Io cerco sempre di garantire la massima correttezza, se ad esempio non sono convinta fino in fondo di un lavoro preferisco rifiutare.

Dal punto di vista del marketing e della comunicazione quale è stata la tua strategia di autopromozione?
Passaparola, Social Network in particolare Facebook e poi le conoscenze che mi ero fatta.

Quindi nel tuo lavoro quanto conta il passaparola?
Moltissimo, è soprattutto con quello che si lavora, poi per me vengono anche le piccole attività promozionali come mi è capitato di fare recentemente con La Bioprofumeria di Bologna: degli incontri dove trucco le clienti e dove ho la possibilità di lasciare il mio biglietto da visita.

Che ruolo giocano i Social Network nel tuo lavoro, per esempio ci sono make up artist come Clio Zanmatteo che sono diventate famose grazie a youtube
Per le nuove generazioni sono un canale importante. Io uso tantissimo Facebook, ho la mia pagina ed il mio profilo. Facebook mi offre un contatto immediato.

Pensi che i Social Network possano svalutare in qualche modo la professione? Ad esempio so che ci sono pareri contrari, ci sono dei make up artist che guardano un po’ dall’alto in basso chi utilizza questi canali promozionali
Dipende, questo atteggiamento è comune un po’ in tutte le professioni, ci sono i sostenitori e i detrattori, i social sono entrati in maniera dirompente oltre che nelle nostre vite anche nelle nostre professioni, per me che sono della nuova guardia è un normale strumento di lavoro. Magari Facebook non è considerato il social più professionale, ma io lo trovo immediato, poi uso anche Tumblr, ma Tumblr è più un blog, una sorta di manifesto, di sito dove io dico al mondo “Ecco questi sono i miei lavori”.

Make up realizzato da Monica Volpato
Trucco, maschera per nascondere la nostra anima, per camuffare le nostre debolezze oppure strumento per fare emergere la nostra personalità?
Dipende da come lo usi, per quanto riguarda la vita quotidiana può essere una maschera se usato male, come tutte le cose. In molti ambienti oltre ad un determinato dress code esiste anche un make up code quindi è bene che la donna si trucchi, che corregga le discromie del viso, che metta un gloss leggero. Il trucco del suo viso trasmette la cura ed il rispetto che ha verso se stessa e verso gli altri, di conseguenza trasmette anche il potere che ha quella donna: “Io ho potere perché mi curo”. Non truccarsi  in alcuni ambienti può quindi non essere bene.
Per me il trucco non deve essere una maschera, anche nelle occasioni più importanti deve essere qualcosa che si abbraccia bene alla persona che lo porta.

Nel tuo lavoro incontri più persone sicure o insicure?
Viviamo in un mondo di insicuri.

Quando ti trovi di fronte un volto da truccare, indipendentemente dalla sua bellezza, dalla sua perfezione, che cosa provi?
Il mio obiettivo è fare emergere la vera bellezza della persona, regalarle armonia, in modo tale da rivelare la sua bellezza.

Che rapporto si instaura tra truccatore e cliente?
Io cerco di condurre per mano la mia cliente alla scoperta della sua vera autenticità, io le tendo la mano e l’accompagno non semplicemente truccandola ma dandole anche dei consigli di self make up.

È più semplice truccare una modella, un’attrice o le persone comuni che vengono alle tue sedute di trucco?
Preferisco le persone comuni perché sono quasi delle tavole bianche, le modelle e le attrici passano di truccatore in truccatore, e soprattutto la modella ha l’attitudine dovuta alla professione che svolge di mettersi a disposizione del truccatore: è come se dicesse “io sono qui per svolgere questo lavoro, preparami, fai di me quello che vuoi”. Questo è il suo ruolo ovviamente, ma io trovo che in questo modo in qualche modo la sua bellezza sfiorisca, che diventi come un oggetto inanimato. Le persone comuni sono come delle pagine bianche in quanto la maggior parte delle donne non sa come è fatto realmente il viso, quali sono i suoi punti di forza, non sa quali possono essere i prodotti migliori, quale trucco la valorizzerà di più, e qui diciamo esplode tutta la mia sensibilità nell’accompagnare queste donne alla scoperta della loro bellezza.

Che cosa ti richiedono maggiormente le clienti?
La copertura delle occhiaie

Un difetto per te è da mimetizzare oppure in qualche caso da esaltare?
Alcune cose è meglio coprirle, come le discromie della pelle, poi dipende dalla personalità della cliente.

Trucco leggero per il giorno, più audace la sera, concordi con questa regola non scritta?
In parte accetto questa regola, ma dipende da come è fatta la persona e dal suo carattere, se ha un carattere forte allora può stare bene anche con trucco più audace durante il giorno, ma mai pesante, mai qualcosa che scada nel volgare o stoni.

I tuoi prodotti top, quelli che devi avere assolutamente on te in quanto veramente ottimi in base alle prestazioni
Mmm, ok vado con l’elenco: Touché Eclat di YVL correttore illuminante; la cipria fissante della Ben-nye, e i correttori per le occhiaie Prolong Wear di Mac e i fondotinta di Lancome, per quanto riguarda il mascara è difficile consigliare perché è l’oggetto in assoluto più personale che esista, e quello che va bene a me a te potrebbe non avere lo stesso effetto

In questo ultimo periodo vanno molto i cosmetici bio come li trovi?
Hanno leggermente meno resa non avendo i siliconi, io li compro alla Bioprofumeria in via San Vitale o da Iacai Bellezza che si trova in via Santo Stefano. Sul lungo periodo hanno dei vantaggi, in quanto non hanno allergeni e procurano meno punti neri, sono ottimi per il trucco da giorno e se non hai particolari discromie da coprire.

Qualche marca di trucchi bio da consigliare?
Benecos la più economica ma veramente buona, l’italiana Neve Cosmetics che ha le palette arcobaleno bellissime e la Color Caramel, molto buona a livello professionale anche se leggermente più cara.

Che rapporto hai tu con il trucco?
Non mi trucco pesante, ma non riesco ad uscire senza, come minimo devo coprire le occhiaie, mettere un fondotinta di base e un pò di mascara, poi su di me magari preferisco non truccare tanto gli occhi e mettere un rossetto più deciso.

Per te che cos’è il trucco?
Un modo per fare emergere la personalità del cliente ma anche una parte di me stessa.


domenica 3 agosto 2014

Un libro tirato fuori dal cassetto: #Mambotango di #FrancoDiCrosta


Gli italiani sono un popolo di santi, navigatori e....scrittori.
Gli abitanti del Bel Paese dopo avere sudato sulle terzine di Dante, essersi perduti nell'infinito di leopardiana memoria ed indossato le maschere pirandelliane che il teatro della vita impone, sognano di emulare le gesta proprio di quei poeti e scrittori che hanno amato ed odiato sui banchi di scuola, e che magari erano il loro spauracchio durante le interminabili interrogazioni della prof. di italiano.


Un italiano su due tiene nascosto nel cassetto della propria scrivania un libro: i più timidi si limitano a farne partecipe gli amici ed i familiari, i più arditi invece lo inviano a varie case editrici, nella speranza di una risposta positiva....perché occorre essere realistici: molti scrivono, alcuni sanno scrivere bene, ma veramente pochissimi possono dirsi scrittori, e quindi degni di essere pubblicati, Franco Di Crosta appartiene a quest'ultima categoria.
Serio ed inappuntabile bancario di giorno, sognante vagabondo sulle strade di Cuba di notte, dove alla tastiera del suo pc fissava i ricordi di esperienze vissute in prima persona.

  
 

                                          
Mambo Tango, questo il suggestivo titolo dell'opera prima di Franco.
Il mambo ed il tango, due balli in apparenza lontani e diversi, eppure vicini e ricchi di significato per il nostro autore. Nati tra gli anni trenta e quaranta, il primo dai ritmi della musica degli schiavi africani di Cuba, il secondo dalla musica nostalgica di quel crogiuolo di razze che andava formando la nazione argentina. Due balli che sembra inconcepibile unire: troppo diversi nel ritmo e nello stile delle figure, a meno che non si decida di sovvertire gli schemi e creare qualcosa di nuovo, di inconcepibile, un ritmo che non esiste ancora, un ritmo nuovo: il ritmo del cuore che batte forte, che frantuma le maschere che indossiamo e che lascia finalmente trasparire le sue emozioni.



Romanzo di viaggio, quasi una guida spirituale alla bellissima Cuba.
In Mambo Tango il protagonista decide di partire per cercare sollievo alla solitudine e al vuoto che lo attanaglia: tutti abbiamo nella nostra mente un'isola che non c'è, un luogo che nella maggior parte dei casi non coincide con quello in cui siamo nati e viviamo, e dove magicamente tutti i nostri problemi spariranno, dove tutti i nostri dolori saranno leniti, ma la realtà è diversa.
Cuba è affascinante, può essere il paradiso oppure l'inferno, ecco quindi che Mambo Tango diviene un romanzo di formazione, il viaggio del protagonista a Cuba è prima di tutto un viaggio che compie all'interno della propria anima, per trovare sé stesso e per trovare il suo personale ritmo del cuore, il suo mambo tango.



domenica 22 settembre 2013

Living in Bologna: Mercatino Crocevia, al Pratello tra vintage e modernariato


Il Mercatino Crocevia, si trova in via Santa Croce n.11, nel quartiere Pratello a Bologna.
Io lo frequentavo quando ancora si chiamava "La Bazza", vale a dire l'occasione, e di occasioni ne ho trovate parecchie in questo mercato dell'usato.


Borsa in coccodrillo, orecchini e braccialetto di epoca liberty, spilla trifary, abiti Donna Karen, borse anni quaranta e settanta.

Il mio tesoro vintage però non sono abiti, né borse o borsette né tanto meno gioielli, bensì un vecchio telefono sip con il disco, perfettamente funzionante con cavo e spina originali, color rosso ciliegia. Appena l'ho visto non ho potuto fare a meno di prendere in mano la cornetta per sentire o meglio finalmente risentire quell'inconfondibile rumore meccanico che produce il disco mentre componi il numero infilando il dito nei buchini numerati della rotella facendola poi girare.

Quanti ricordi! Non esistevano i cellulari, l'unico mezzo per comunicare con le amiche era il telefono fisso che in casa mia si trovava nell'atrio, quante ore passate a parlare con Patty, Monia e quante sgridate prese da mamma per la bolletta sempre troppo alta!



Il colpo di fulmine in questo mercatino è in agguato.
Noi ci aggiriamo serafici e tranquilli e zac! ecco che il nostro sguardo si posa su un oggetto per altre persone insignificante e che invece per noi significa tutto. Tutto, già perché la nostra mente in meno di un nanosecondo ci ha già portato indietro nel tempo ed io non sono più Monica nell'anno del Signore 2013, ma Monica con i capelli lunghi e boccoluti negli anni Ottanta.


Tranquilli, se vi capita vi posso dire che non siete gli unici a cui accade.

Tornando a Forlì in treno, un giorno mi capitò di sentire un vicino di carrozza, un ragazzo sulla trentina che commosso raccontava all'amico che gli sedeva accanto che il suo cellulare touch screen era defunto e che aveva dovuto recuperare in emergenza un vetusto cellulare con i tasti, ed il digitare sui tasti lo aveva fatto sentire di nuovo un ragazzino imberbe...he he come ti capisco ragazzo mio, ma chissà cosa avresti detto di me e del mio telefono sip!


Aggirarsi per i mercatini dell'usato è come fare un salto indietro nel tempo.
E' ritrovare inaspettatamente la nostra infanzia o ricordi seppelliti nella memoria grazie alla vista di un oggetto.


Il mercatino non ha nulla della frenesia delle grandi catene in frenchising del centro.
Qui tutto è calmo e lento.


Mercato dell'Usato CROCEVIA
Bologna, zona Pratello
Via Santa Croce n.11
Aperti dal Lunedì al Sabato dalle 10 alle 13 e dalle 15:30 alle 19:30.
Giovedì pomeriggio chiuso
Tel e Fax 051 - 6490677
e-mail: mercatino@crocevia-santacroce.com
In estate gli orari cambiano.
Articolo correlato:

Intervista a Marzia Bertoncelli e Stefano Scifoni, i gestori del Mercatino Crocevia zona Pratello - Bologna



Quando avete deciso di aprire il vostro mercatino dell’usato e perché avete deciso di puntare su questo settore?                                                                                                                                                                                                        
La decisione di aprire il mercatino è nata nei primi mesi del 2012 ed abbiamo puntato su questo settore perché crediamo che recuperare oggetti di seconda mano sia un modo vero per combattere lo spreco.
Questo genere di attività ci permette inoltre di soddisfare la nostra curiosità, di vedere cose belle, di tuffarci in un percorso - nostalgia ritrovando oggetti della nostra infanzia e di venire a contatto con tante persone.

Tutti possono aprire questo genere di attività, oppure a vostro avviso il gestore di un mercatino dell’usato deve avere determinate caratteristiche?
Pensiamo che la gestione di un mercato dell'usato richieda innanzitutto la capacità di entrare garbatamente in contatto con le persone: dietro ad ogni oggetto che ci viene portato c'è una storia che noi non conosciamo e che va intuita e sempre rispettata.
La serietà è inoltre fondamentale per continuare ad avere nel tempo un rapporto di fiducia con i nostri clienti; infine, chi intraprende questa attività deve mettere in conto di doverle dedicare tanto tempo ed energia non solo fisica.

Avete incontrato difficoltà nella apertura-gestione del vostro negozio?
La nostra attività ha sede in un locale che già ospitava un altro mercato dell'usato e le maggiori difficoltà sono state di tipo burocratico; all'inizio abbiamo dovuto impegnare molto tempo andando presso vari uffici, riempiendo molti moduli e cercando di capire se avessimo fatto tutto per bene.

Avete fatto il classico business plan prima di iniziare la vostra attività, valutando i rischi, oppure avete deciso di aprire affidandovi al caso?
 Prima di lanciarci in questa avventura, abbiamo fatto un'attenta valutazione dei rischi, ma quando abbiamo  aperto per la prima volta la saracinesca la tensione è stata comunque alta...


Come vi siete fatti conoscere?
Siamo due soci ed uno di noi aveva già un'ampia esperienza del settore: questo ci ha agevolati, perché molti clienti ci hanno seguiti e soprattutto hanno fatto da cassa di risonanza per la nostra attività. Pur credendo che il passaparola sia la pubblicità migliore, all'inizio abbiamo fatto una campagna pubblicitaria con volantini porta a porta ed abbiamo anche un sito internet .

Quanto influisce la scelta della location giusta nella vostra attività?
Riteniamo che i locali di un mercatino debbano trovarsi un un luogo molto abitato, facilmente raggiungibile e con un bacino di potenziali clienti mentalmente predisposto alla filosofia del riciclo. Qui, vicino al Pratello, siamo riusciti a trovare tutto ciò ed il quartiere ci ha affettuosamente accolti.

Come reperite gli oggetti che mettete in vendita?
Gli oggetti che esponiamo al pubblico ci vengono direttamente portati dai nostri clienti; per tutto ciò che è ingombrante (es. mobili), ci rechiamo personalmente nelle case e valutiamo assieme al venditore, organizzando eventualmente il trasporto.

Accettate di tutto oppure avete un criterio di selezione?
Valutiamo con attenzione ciò che prendiamo: per esempio, gli abiti devono essere puliti ed in buone condizioni. Per noi l'usato non deve essere sinonimo di brutto, rotto, sporco – anche perché spesso ci portano cose nuove - ma di possibilità: possibilità di far usare ad altri ciò che a noi non serve più o non è mai servito.

Come funziona il “gioco del mercatino”?
Il mercatino non compera, ma prende in conto vendita; a vendita avvenuta, una percentuale spetta al venditore ed un'altra spetta al mercatino.

Avete un cliente tipo oppure la vostra è una clientela trasversale? (es. amanti del vintage, famiglie, ragazzi in cerca di qualcosa di particolare, extracomunitari ecc.)
Noi non abbiano un “tipo” di clientela; nel tempo hanno varcato la porta del nostro negozio persone diversissime tra di loro, portando e/o cercando cose sempre diverse.

Quali sono gli oggetti che vanno per la maggiore?
 L'oggettistica, intesa come ceramiche, casalinghi e biancheria, assieme ad abbigliamento e mobili sono forse gli articoli che vanno per la maggiore.

E’ possibile trovare anche oggetti di pregio?
Certamente!

Se vi accorgete che un cliente vi porta inconsapevolmente un oggetto di grande valore come vi comportate?
 Facendo sempre riferimento alla serietà di cui parlavamo prima, riteniamo che il rispetto del cliente sia fondamentale. Ci avvaliamo di esperti che ci aiutano nella valutazione degli oggetti che noi non riusciamo a prezzare e parliamo con i venditori con la massima franchezza.

Quali sono i punti di forza di un  mercatino dell’usato? Perché la gente dovrebbe venire a farci un giro?
Ci piace pensare al nostro mercatino come un'esperienza rilassante per i nostri clienti, un luogo dove magari andare solo per far passare quel quarto d'ora di tempo prima di un appuntamento. Le cose che si possono trovare sono veramente disparate e gli oggetti vintage sono a  prezzi popolari .

Secondo il vostro parere, la crisi economica ha contribuito all'espansione del vostro settore?
No, crediamo piuttosto che l'espansione di questo settore sia legato ad un cambio, in meglio, di mentalità 

Come vedete l’evoluzione del vostro negozio nei prossimi anni?Positiva, perché la consapevolezza dell'importanza del riciclo prenderà sempre più piede, allineandoci ad altre realtà europee, come Francia, Regno Unito e Germania.

Una frase, un pensiero per descrivere il vostro mercatino.
Un ritrovo per cercare “cose nuove” ed incontrare persone.

e allora cari lettori che aspettate? Andate al Pratello per un bel giro al Mercatino Crocevia e poi per passare una bella serata in uno dei locali della zona, via del Pratello è famosa per la sua movida!

Mercatino Crocevia
Bologna zona Pratello 
Via Santa Croce n.11
Tel e Fax 051 - 6490677
e-mail: mercatino@crocevia-santacroce.com

Articolo correlato:Living in Bologna: Mercatino Crocevia, al Pratello tra vintage e modernariato

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giovedì 18 aprile 2013

Intervista a Maria Ilaria Mosti di Zenobialand



Zenobialand è un piccolo regno del vintage, un tripudio di stoffe, borse, gioielli e bigiotteria d’epoca. Se siete alla ricerca di qualcosa di particolare e di buon gusto un passaggio da Zenobialand è di rigore.
Questo piccolo angolo dove sono custoditi i ricordi di epoche passate è gestito dalla simpatica e accattivante Maria Ilaria Mosti, che con la sua parlantina vi conquisterà e vi intratterrà piacevolmente mentre voi vi divertirete a provare un cappellino con veletta o una gonna a ruota degli anni ‘50.

Quando hai aperto il negozio?
Nell’ottobre del 2010, proprio quando stava iniziando la crisi.

Come è nata la tua passione per il vintage?
I miei genitori sono sempre stati degli appassionati di antiquariato e frequentavano i mercatini in giro per l’Italia, io essendo una bambina li odiavo perché ancora non potevo comprendere la bellezza delle cose che appartenevano ad un’altra epoca; tuttavia avevano trovato un trucco per farmi stare buona: farmi fare la collezione di vecchie cartoline, che per me erano le “mie figurine”. Poi successivamente i miei genitori aprirono anche un piccolo negozio di antiquariato. Non era il loro lavoro principale ma concretizzarono in tale modo la loro passione. Con il tempo mia madre aveva accumulato così tanta roba che per me fu più che normale aprire un negozio.

Quali sono i tuoi clienti?
Il mio è un target trasversale, il mio negozio si trova in una second street molto trafficata, passa un sacco di gente. Si va dallo studente in cerca di qualcosa di alternativo alle signore.




Essendo un’appassionata di vintage bazzico molto i mercatini e i negozi come il tuo. Ho notato immediatamente che i tuoi prezzi sono “giusti”.
E’ una mia scelta avere prezzi giusti. Cerco di trovare cose ad un prezzo non troppo elevato così quando fisso il prezzo di rivendita non è mai eccessivo o sproporzionato. Io ci guadagno e al tempo stesso le clienti rimangono contente e sono invogliate a tornare.

Nel tuo negozio si trovano anche “pezzi da collezione”: borse dell’Ottocento, abiti degli anni ’20, c’è qualcuno che ti aiuta a sceglierli?
Come dicono i napoletani “mammì”.

E dove andate a “scovarli”?
Andiamo in giro per mercatini, fiere, oppure contattiamo o siamo contattate da privati. Io sono più attiva sull’area di Bologna, mamma invece sull’area di Reggio Emilia e anche la Francia.

Sei tu stessa una designer di gioielli, dove trai l’ispirazione?
Da tutto quello che mi piace, che mi incuriosisce.

Quali materiali usi di preferenza?
Argento, rame, pietre dure che molto spesso prendo da vecchie collane, bachelite, mentre per fare i cerchietti utilizzo stoffe e decorazioni vintage.



Com’è il tuo rapporto con le clienti?
Ottimo, la gente si trova a suo agio quando entra nel mio negozio e non si sente pressata.
Posso confermare, sono andata in giro per svariati negozi vintage e alcuni proprietari non ci sanno proprio fare, nella maggior parte dei casi guardano il cliente incuriosito dall’alto in basso e con una malcelata aria di sufficienza…penso che sia anche per questo che il negozio di Maria Ilaria è così frequentato. Maria Ilaria con la sua simpatia e passione ti coinvolge subito e ti fa entrare nel magico mondo del vintage.

Il vintage è più apprezzato dagli italiani o dagli stranieri?
Di base dagli stranieri, soprattutto americani e inglesi, anche se negli ultimi due anni ha preso sempre più piede anche tra gli italiani.

Che cosa ricerca di più il tuo cliente?
Borse, vestiti, giacche, ma anche cappellini d’epoca.

Una frase per descrivere il vintage
Vintage è tutto quello che è perduto e che non potremo più riavere, che appartiene oramai “al sogno”, infatti le persone a cui piace il vintage sono persone a cui piace sognare e che avrebbero anche amato vivere in un’altra epoca.

E se avessi una macchina del tempo a che epoca ti piacerebbe tornare?
Ma…vediamo…gli anni 20, oppure i primi del Novecento, ecco, penso che il mio periodo storico del cuore sia proprio la Belle Epoque.

Cosa suggerisci alle tue clienti per questa estate?
Un ritorno al colorato mondo dei Seventies, qualche tocco di bluette e molto color corallo, e perché no, anche dell’optical.

e l’accessorio per eccellenza, la borsa?
Andranno molto quelle in paglia, vimini e fatte con l’uncinetto.

borse di questo tipo ma vintage si riescono a trovare facilmente?
Diciamo che va a fortuna. Si, si trovano anche se più difficilmente di quelle classiche in pelle, comunque una decina di questo genere me le riesco sempre a procurare per la stagione estiva.

La crisi morde, che difficoltà incontri nel gestire il negozio?
Fortunatamente ho trovato una buona predisposizione da parte della clientela, inoltre sono proprio vicino alla John Hopkins, anche se un po’ nascosta. Burocraticamente invece confermo che è un po’ pesante aprire, io ce l’ho fatta perché i miei genitori avevano molta roba che poteva servire per la mia attività, altrimenti, se inizialmente avessi avuto anche le spese relative all’acquisto del prodotto da vendere non ce l’avrei fatta.
Ho cercato di avere costi di gestione bassi, ho cercato un affitto basso, e per quanto riguarda la pubblicità mi ha aiutato molto la mappa on line che ha fatto il Comune di Bologna dove ha inserito anche il mio negozio, poi ho fatto molto volantinaggio lasciando i miei bigliettini negli esercizi commerciali più frequentati, ma quello cha ha contato di più è stato il passaparola positivo delle clienti.

E il tuo rapporto con internet?
Lavoro molto con Facebook, sia con il mio profilo personale “Maria Ilaria Mosti”, sia con la pagina che ho aperto e dedicato al mio negozio “Zenobialand”. Posto quando ci sono gli sconti, quando partecipo ai mercatini e alle fiere, quando arriva in negozio della merce nuova. Inoltre mi hanno dato una grande mano i blog che hanno parlato di me. Durante la settimana in cui si è tenuta  la fiera internazionale del libro per ragazzi, la Bologna Children’s book fair  mi sono ritrovata un sacco di clienti stranieri che venivano a visitare il mio negozio. Ne avevano letto sul blog di una studentessa inglese.


La chiacchierata con la frizzante Ilaria è terminata, non resta che salutarci e il saluto ai lettori lo rivolge Zen, il vero re e padrone delle Terre di Zenobia!

Zenobialand
Via San Leonardo, 3
40126 Bologna
dal lunedì al sabato 11:00 - 19:30
tel. 346 6688822